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L'attività nel bacologico
L'attività degli istituti e stabilimenti bacologici
mirava principalmente alla prevenzione delle
malattie del baco, alla creazione di razze capaci di fornire una buona qualità
di seta, tenendo presente l’aspetto costo-produttività. Il seme-bachi giapponese,
decisamente migliore, con gli anni sostituì quello del posto perché era in grado
di soddisfare tali richieste.
Il lavoro nello stabilimento si articolava in
una sequenza di fasi:
l’ammasso, la cernita, la ginecrinatura, lo sfarfallo, la pestatura delle
farfalle e l’esame microscopico, la sgranatura del seme, il lavaggio del seme,
l’ibernazione dello stesso.
Tutte queste operazioni si dovevano effettuare in
tempi brevi, per questo la forza lavoro impiegata, prevalentemente femminile,
svolgeva turni lunghi e carichi di lavoro molto intensi. Nei primi
anni del Novecento, con una circolare prefettizia, si autorizzò l’utilizzazione
delle operaie anche per il lavoro notturno, per legge vietato alle donne e ai
fanciulli.
Le donne, alcune delle quali al di sotto dei quattordici anni, lavoravano in
squadre composte da cinque o sei; ciascun gruppo era diretto da un’operaia
anziana, in ogni sala vi era poi un bacologo preposto alla supervisione.
L’opera svolta dagli Osservatori e dagli Stabilimenti Bacologici riuscì
ad incrementare la produzione; alla fine dell’Ottocento le once di seme prodotte
annualmente erano circa 75.000, destinate in parte all’allevamento ed in parte
alla riproduzione. Alcuni quantitativi di seme prodotto venivano esportati sui
mercati europei.
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