Museo del Baco da Seta di Vittorio Veneto

Attività all'interno
 

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Osservatorio Pasqualis
Attività all'interno
Attività all'esterno

Ammasso
Cernita e ginecrinatura
Sfarfallo
Esame microscopico
Lavaggio
Ibernazione

 

L'attività nel bacologico

L'attività degli istituti e stabilimenti bacologici mirava principalmente alla prevenzione delle malattie del baco, alla creazione di razze capaci di fornire una buona qualità di seta, tenendo presente l’aspetto costo-produttività. Il seme-bachi giapponese, decisamente migliore, con gli anni sostituì quello del posto perché era in grado di soddisfare tali richieste.
Il lavoro nello stabilimento si articolava in una sequenza di fasi: l’ammasso, la cernita, la ginecrinatura, lo sfarfallo, la pestatura delle farfalle e l’esame microscopico, la sgranatura del seme, il lavaggio del seme, l’ibernazione dello stesso.
Tutte queste operazioni si dovevano effettuare in tempi brevi, per questo la forza lavoro impiegata, prevalentemente femminile, svolgeva turni lunghi e carichi di lavoro molto intensi. Nei primi anni del Novecento, con una circolare prefettizia, si autorizzò l’utilizzazione delle operaie anche per il lavoro notturno, per legge vietato alle donne e ai fanciulli.
Le donne, alcune delle quali al di sotto dei quattordici anni, lavoravano in squadre composte da cinque o sei; ciascun gruppo era diretto da un’operaia anziana, in ogni sala vi era poi un bacologo preposto alla supervisione.
L’opera svolta dagli Osservatori e dagli Stabilimenti Bacologici riuscì ad incrementare la produzione; alla fine dell’Ottocento le once di seme prodotte annualmente erano circa 75.000, destinate in parte all’allevamento ed in parte alla riproduzione. Alcuni quantitativi di seme prodotto venivano esportati sui mercati europei.