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I contadini e l'allevamento del baco da seta
La campagna veneta come molte altre zone rurali d’Italia fu
caratterizzata dall’allevamento del baco da seta fin dal VII secolo. Nel corso
dell'Ottocento e del Novecento, l'allevamento del baco da seta divenne una fonte
importante di integrazione del reddito per le povere famiglie contadine. Le
famiglie proprietarie di appezzamenti di terreno, come quelle
a contratto mezzadrile, allevavano i bachi chiamati anche “cavalier”,
forse per la posizione privilegiata e le attenzioni che venivano loro riservate.
Solo le grandi aziende disponevano di una "bigatèra", ossia un locale dedicato
all'allevamento dei bachi (detti "bigàt"). Nelle case i bachi venivano sistemati
nei locali in cui viveva la famiglia stessa, la cucina e le stanze vicine, il
granaio e addirittura le camere. I bachi divenivano, per amore o per forza,
parte della famiglia e a volte si finiva per ritrovarseli nel letto.
Alcuni contadini producevano in proprio il seme-bachi per l'allevamento, altri
lo compravano o ricevevano i bachi appena nati dagli Istituti Bacologici. La
schiusa delle uova avveniva nella seconda metà del mese di aprile ed era
favorita tenendo le uova al caldo. Da quel momento iniziava il lavoro che diveniva sempre
più impegnativo durante la veloce crescita delle larve.
L'allevamento dei bachi proseguiva nelle case contadine per una quarantina di giorni, periodo durante il quale le
esigenze dei bachi cambiavano, sia in termini di spazio che di alimentazione, in
corrispondenza delle diverse età larvali.
Le donne ed i bambini si occupavano dei "bigàt" per la maggior parte delle
attività anche tutta la famiglia finiva per assolvere a qualche compito.
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