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Il mondo contadino
Fino alla metà del XX secolo l'agricoltura ha rappresentato
la principale se non unica voce dell'economia del Veneto. La vita contadina era
scandita dal ciclo delle stagioni, dal lavoro dei campi e profondamente legata
al calendario liturgico.
Al fianco di grandi aziende agricole esisteva anche un notevole frazionamento
della proprietà. Il territorio rurale veneto è sempre stato caratterizzato da
una elevata presenza antropica con un maggiore numero di edifici rispetto ad
altre campagne italiane.
Alcune famiglie di contadini possedevano appezzamenti di terreno ma molti
contadini erano coloni e braccianti o sotto contratto mezzadrile. Le condizioni
di vita erano e di lavoro erano molto difficili. Alla fine dell'Ottocento un
contadino lavorava 14 ore al giorno in estate e 8 in inverno. Il filò, veglia
notturna nelle stalle al calore degli animali, diveniva spesso ulteriore
occasione di lavoro. Le donne filavano e gli uomini costruivano o riparavano
attrezzi.
Chi non possedeva terra non poteva contare nemmeno sul pollaio, sul maiale,
sull'orto, su un po' di legna ricavata dalle piante lungo i fossi.
L'allevamento del baco da seta, sviluppatosi a partire dal VII secolo, divenne
una vera e propria attività economica integrativa nel corso dell'Ottocento e del
Novecento.
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