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I primi opifici: le filande "a fuoco diretto"
La filanda si occupava della prima fase di
lavorazione della seta: i bozzoli consegnati dai contadini che avevano
allevato i bachi venivano essiccati in modo tale da far morire la
crisalide dopodiché si procedeva alla loro filatura.
Le prime filande che si svilupparono furono quelle a fuoco
diretto ed utilizzavano un procedimento simile alla filatura
artigianale domestica.
Le filatrici utilizzavano bacinelle d'acqua mantenuta ad una
temperatura tra i 70 ed i 75 °C mediante una fiamma sottostante
alimentata a legna e procedevano per fasi:
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immergevano i bozzoli essiccati nelle bacinelle di
acqua calda
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liberavano i bozzoli a mollo da possibili impurità
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attendevano che l'acqua calda, sciogliendo la sericina,
ammollasse un po' il bozzolo
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afferravano l'estremità delle bave di alcuni bozzoli
e ne creavano un filo
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avvolgevano il capo del filo in un aspo dando allo
stesso tempo un numero determinato di torsioni
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Ogni filatrice era supportata da una o più
aiutanti, in genere, bambine. Queste ultime controllavano la
scorta di bozzoli da filare, verificavano che il fuoco sotto la
bacinella fosse sempre acceso e provvedevano alla sua alimentazione. Una
bambina aiutava la filatrice facendo girare la ruota che muoveva gli
aspi.
Nelle filande a fuoco diretto si lavorava a cielo aperto oppure in
grandi stanze illuminate da finestroni oppure da lumi a petrolio nei
periodi in cui l'illuminazione naturale era scarsa.
I primi opifici rimanevano aperti dalla fine di giugno a
ottobre e la giornata lavorativa arrivava fino a sedici ore
senza interruzioni. Donne adulte e bambine, provenienti dalle povere
famiglie del Vittoriese, erano disposte a lavorare in condizioni
estreme per salari bassissimi.
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