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Le filande a vapore
Attorno alla metà dell'Ottocento le filande
“a vapore” iniziarono a
soppiantare quelle a fuoco diretto.
Le bacinelle non erano più riscaldate dai fornelli a fuoco diretto ma da
una grande caldaia che soddisfaceva il fabbisogno dell'intera filanda.
La caldaia, alimentata a
legna, scaldava la massa d’acqua del fiume incanalata negli impianti.
Una volta raggiunta la temperatura di circa settantacinque gradi,
l’acqua veniva mandata per caduta nelle bacinelle: in una fila venivano
messi a mollo i bozzoli, ed in un’altra venivano filati.
Le prime filande a vapore sorte nel comune di Vittorio Veneto furono
quella di Gentili Benedetto,
fondata nel 1856, e quella di Sbrojavacca Francesco, nata nel 1873.
L’ingresso del vapore nell’industria
serica determinò un cambiamento decisivo nella specializzazione del
lavoro e facilitò il decollo della produzione a carattere
industriale. Così, nei primi anni del Novecento, il sistema di
riscaldamento delle bacinelle venne sostituito in tutti gli opifici.
La specializzazione del lavoro diede vita ad alcune figure professionali
distinte:
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La scopinatrice, o "scoatina"
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La filatrice, o "mistra"
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L'annodatrice, o "ingropina"
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L'assitente
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